Sale Museo
Il Museo del Tesoro di San Gennaro è un Museo emozionale, un affascinante itinerario che consente al visitatore di ammirare le principali testimonianze dell’arte argentaria napoletana, fino a godere degli ambienti discreti e appartati della Sagrestia. Il percorso si snoda attraverso sale nelle quali sono presentate diverse tipologie di oggetti: da quelli di uso liturgico quotidiano – quali calici, pissidi, lampade – ai veri e propri parati d’altare fino alle statue e ai busti reliquiari che – tipica espressione della devozione diretta e spontanea del popolo – venivano portati in processione durante determinate festività alla presenza di grandi folle; queste erano pronte a richiedere l’intervento del Santo al fine di scongiurare calamità, pestilenze e carestie.
Ad accoglierci nella prima sala dell’ingresso vi è l’immagine più famosa del Santo Protettore di Napoli: San Gennaro con le ampolle del sangue, raffigurato nel celebre dipinto di Francesco Solimena del 1701. Alcuni busti reliquiario, che rappresentano solo una parte del gran numero di compatroni al fianco di San Gennaro nella difesa della città, sono stati collocati in uno spazio adeguato del Museo, ma soprattutto esposti in una prospettiva differente da quella che, per secoli, è stata proposta ai fedeli. Nel 1711 si raggiunse un numero di 22 compatroni di Napoli, ai quali, successivamente, ne furono affiancati altri, come Sant’Irene realizzata dall’argentiere Carlo Schisano nel 1733, investita del delicato compito di protettrice della città dai fulmini, e Sant’Emidio di Gaetano Fumo, che fu confermato nel 1735 come protettore dai terremoti. Ancora ignoti restano gli argentieri dei bellissimi busti reliquiario di Santa Chiara e San Pietro Martire, mentre di più recente acquisizione risultano il San Nicola, eseguito almeno parzialmente, dall’argentiere Domenico Marinelli e il San Francesco d’Assisi, opera documentata di Gian Domenico Vinaccia.
Esempi straordinari che documentano la felice sintesi fra pittura, scultura e arte argentaria del Sei e del Settecento sono le statue del San Michele Arcangelo e il Tobiolo e l’Angelo. La statua del 1797, che raffigura San Raffaele Arcangelo mentre incoraggia il giovane Tobiolo, fu realizzata su disegno dello scultore napoletano Giuseppe Sanmartino, autore, tra l’altro, del celebre Cristo velato della Cappella San Severo di Napoli e di molte figure lignee del presepe napoletano.
Nelle prime sale del museo è esposto un gruppo di giare dai motivi a volute, destinato ad arredare il primo gradino dell’altare maggiore, opera di Gennaro Monte.
La coppia di candelieri in cristallo di rocca appartiene a un parato di sei esemplari con la croce in cristallo di rocca, anch’essa esposta nel Museo; di manifattura napoletana, i candelieri sono realizzati con un suggestivo accostamento di rame dorato, bronzo e cristallo di rocca, un materiale, quest’ultimo, raramente utilizzato nelle lavorazioni tradizionali partenopee.
Un rarissimo esemplare seicentesco di argenteria da parata e non di uso liturgico è il piatto ovale in argento dorato realizzato da Biagio Guariniello nel 1698, lavorato interamente a sbalzo e rifinito a cesello. Al centro vi è lo stemma coronato della città di Napoli retto da due puttini.
Molto insolita risulta poi una delle opere più antiche in esposizione: il boccale per pontificale con relativo bacile datato tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. L’oggetto si avvale di un repertorio decorativo ancora rinascimentale, con medaglioni nei quali su uno sfondo di paesaggio sono raffigurati un orso, un coniglio ed una scimmia.
Particolarmente scenico nonché inedito è l’insieme del Parato per funzioni pontificali,un vero e proprio kit, cioè, per tutte le circostanze che possono impegnare un vescovo, a cominciare dalla celebrazione della messa.


